Reggiana Forever: Pietro Strada ”Cosenza e Reggiana sono simili per storia e voglia di salvezza”

Reggiana Forever: Pietro Strada ”Cosenza e Reggiana sono simili per storia e voglia di salvezza”

Pietro Strada festeggerà venerdì il suo 51esimo anno di età e dopo quattro anni alla Feralpisalò quale responsabile del settore giovanile, ora fa parte dell’area scouting dell’Inter.

“Con la Feralpisalò ero in scadenza di contratto – rimarca Pietro Strada – e assieme al presidente abbiamo deciso, dopo quattro anni, di interrompere la collaborazione anche in relazione alla volontà del club di operare un taglio al budget della prima squadra e del settore giovane. Da giugno ho firmato un accordo biennale con l’Inter e mi occupo di scouting per l’Italia e l’estero dei ragazzi che possono interessare alla squadra Primavera fino all’Under 15. Adesso siamo fermi per l’emergenza Covid ma spero di rimettermi al più presto al lavoro”.

Lei è stato l’uomo decisivo per la promozione in serie A della Reggiana ed è stato inserito dai tifosi del Cosenza nella loro squadra Top.

“Quando sono passato al Cosenza arrivano dal Parma dopo una serie di travagliati infortuni e ho trovato un ambiente che puntava alla serie A. Allenatore Bortolo Mutti e siamo proprio arrivati a un passo. Quell’anno vinse il Chievo Verona ma fino allo scontro diretto eravamo in lizza per giocarci la promozione. Forse quello è stato il miglior Cosenza di sempre. Anche la stagione successiva era nata sotto buoni auspici con l’arrivo di Gigi Lentini, con Zampgna centravanti. Era una squadra strutturata. Io rimasi fino a gennaio poi andai alla Sampdoria nello scambio con Traversa. Diciamo che sono stato l’ultimo giocatore acquistato dalla famiglia Mantovani”.

Della sua stagione alla Reggiana è quasi inutile parlare o no?

“E’ stata una stagione meravigliosa, il mio trampolino di lancio nel grande calcio. Ho avuto la fortuna di trovare un allenatore come Carlo Ancelotti che poi mi ha portato a Parma ma anche un gruppo di compagni straordinario sotto il profilo umano e morale. Un passaggio fondamentale: diciamo che i tre anni a Salerno con quello di Reggio sono stati i 4 anni che hanno segnato la mia carriera personale e sportiva”.

Quasi fino alla Nazionale?

“Diciamo che l’ho sfiorata perché la partita prima di andare in Nazionale mi sono rotto il ginocchio a. Düsseldorf in Coppa dei Campioni e non ho potuto rispondere alla chiamata per la Nazionale che doveva giocare una amichevole a Parma contro il Paraguay. Allora il Ct azzurro diramava le pre-convocazioni e io ero stato inserito nell’elenco ma l’infortunio mi ha impedito di vestire l’azzurro. Al mio posto è stato chiamato Moriero che in quella partita fece due gol, di cui uno in rovesciata e conquistò la partecipazione al Mondiale”.

Senza quel maledetto infortunio come sarebbe andata?

“Chi lo può dire ma non me ne faccio un cruccio”.

Anche perché resta il ricordo di aver partecipato alla Coppa dei Campiponi?

“E’ stato l’apice della mia carriera. In quel momento era difficile far parte della Coppa Campioni perché era una competizione riservata solo a chi vinceva il campionato. Quell’anno, per la primo volta, la seconda classificata poteva partecipare preliminari. Cosi’ da secondi eliminammo una squadra polacca”.

Con Ancelotti e Strada il Parma ha raggiunto traguardi storici.

“E’ cosi’ perché il Parma non è mai arrivato secondo in campionato e non ha mai partecipato alla Coppa dei Campioni. Con Malesani era arrivata ai preliminari”.

Le mancava di vincere lo scudetto…

“Quell’anno ci siamo anche andati vicini perché la partita a Torino contro la Juve, che poi ha vinto lo scudetto, noi vincevamo 1 a 0 ma ai bianconeri venne assegnato un rigore piuttosto dubbio. Una nostra vittoria ci avrebbe consentito di avvicinarci ancora di più alla Juve, invece arrivammo secondi”.

E della Reggiana e di Reggio Emilia cosa conserva?

“Ero arrivato a Reggio con la Reggiana reduce da una retrocessione maturata con largo anticipo. C’era la necessità di ricostruire tutto l’ambiente e per di più in un nuovo stadio: il meraviglioso Giglio. Per me è stato l’ambiente ideale, per le mie caratteristiche. Oltre al tecnico Ancelotti che si è poi dimostrato uno dei migliori allenatori a livello mondiale, si era cementato uno straordinario gruppo. A distanza di anni possiamo dire che abbiamo fatto un mezzo miracolo perché quel campionato è stato molto complesso, con un inizio tribolato e poi anche a livello di organico senza un vero bomber. Doveva essere Paci ma poi se n’è andato e alla fine in attacco si sono alternati Pietranera, Simutenkov, Di Costanzo tanto che il cannoniere della stagione sono stato io con 8 gol. Non è facile vincere un campionato senza un attaccante da doppia cifra ma eravamo un gruppo solido, compatto, che non prendeva mai gol. Era una Reggiana tosta”.

Ricorderà ovviamente il gol a Verona.

“E’ stata l’apoteosi anche perché alla fine siamo stati promossi in serie A con una giornata d’anticipo. Nessuno ci avrebbe scommesso”.

Sabato si gioca Cosenza-Reggiana, come vede questo confronto?

“Sono due società che hanno molto in comune. Il Cosenza, dopo i fasti dei miei tempi, ha avuto momenti altalenanti, passando anche dalla serie D come la Reggiana. Una fase in cui ha alternato diverse proprietà tra alti e bassi. Dopo aver ritrovato la serie C ha vinto i play off da quinta in classifica e lo scorso anno si è salvato. Cosenza è una città che merita di stare in B per ciò che rappresenta per la Regione. Lo stesso vale per la Reggiana. A Reggio Emilia sono legatissimo e sono certo che quest’anno riuscirà a mantenere la categoria. Ciò che conta realmente. Ho visto la Reggiana domenica contro il Monza ed è stata una vittoria preziosa e un segnale importante. La Reggiana ha dovuto superare momenti delicati, vedi la sconfitta a tavolino per i positivi al Covid. Sono certo che la Reggiana riuscirà a mantenere la serie B anche se questo è un campionato pazzesco”.

Un torneo lungo e faticoso.

“Vorrei ricordare un aneddoto della mia Reggiana: nel girone di andata l’Ancona era terza in classifica e aveva una partita da recuperare con la Pistoiese per portarsi al secondo posto. Tra le fila dei dorici militava Artistico che poi è diventato capocannoniere con 23 o 24 gol. Ebbene l’Ancona perse quel recupero e nel girone di ritorno fece solo 7 punti e retrocesse in serie C. Questo per rimarcare le difficoltà di questo campionato. Per questo mister Alvini fa bene a predicare equilibrio, perché la serie B è una brutta bestia: regala illusioni ma allo stesso tempo le toglie.”

“Ci vuole equilibrio, un’ottima preparazione atletica, una buona organizzazione di gioco e sapere gestire i momenti negativi che possono durare anche un mese o un mese e mezzo. Si fa presto ad andare in difficoltà ma sono certo che la Reggiana, società, staff e squadra sapranno gestire bene la situazione anche con l’aiuto della gente di Reggio Emilia”.

Wainer Magnani
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