Al momento l’unica prospettiva che ha una sua fattibilità è di creare un pool di industriali reggiani anche se i tempi sono stretti e manca ancora il collante per dare vita a questo volano
E’ giunto il momento di porsi in modo serio e concreto il tema del cambio di proprietà della Reggiana. Questa proprietà è al settimo anno di gestione e ha fatto tanto, anzi tantissimo: una vittoria dei play off di serie C, un campionato di serie C da record, la vittoria del campionato di serie C e quattro anni di serie B. Cosa possiamo chiedere di più?
Non è una mancanza di stima o di fiducia nei confronti del patron Romano Amadei o dei soci granata Carmelo Salerno e Giuseppe Fico ma è necessario andare oltre, guardare oltre l’orizzonte.
In questi mesi abbiamo letto, discusso, ipotizzato di varie offerte per acquisire la proprietà. Alcune volte sono state subito rispedite al mittente, in altre occasioni i vari Imbergamo e Martini, che trattano per conto di Immergas questa pratica, si sono messi a sedere per discutere ma evidentemente non sono mai maturate le giuste condizioni per chiudere l’operazione. Si è arrivati anche al paradosso, come spesso succedere, di sentirsi padroni del club (vedi la cordata Marroccu) senza averlo realmente acquisito. In altre situazioni le condizioni non erano accettabili perché chi acquisisce la maggioranza di un club vuole determinare le scelte e mettere a capo della società gli uomini di fiducia e loro stessi.
Si è spesso fantasticato dell’interessamento di ipotetici Fondi d’investimento stranieri. La realtà di Reggio Emilia e della Reggiana non è un buon presupposto per chi vuole acquisire un club calcistico, fare investimenti produttivi e poi rivenderlo aumentandone il valore. Spesso nel calcio non funziona così ma soprattutto chi ci osserva si è reso conto che Reggio Emilia e la Reggiana sono poco attrattivi, per tante ragioni. Ne possiamo anche discutere ma non è questo il punto fondamentale per dare un futuro alla Reggiana bensì prenderne coscienza. Prima che sia troppo tardi è fondamentale porre sul tavolo il tema del futuro della Reggiana. E’ una tematica che dovrebbe essere ben presente a tutti ad iniziare dalle forze politiche e in particolar modo dal sindaco Massari. Non si vuole tirare per la giacchetta il Sindaco che ha già altri grattacapi da risolvere ma c’è una prospettiva che il primo cittadino deve tenere presente, vale a dire ritrovarsi le chiavi del club granata sulla sua scrivania e a quel punto da “affare privato” diventerà un problema della città di Reggio Emilia. Il bistrattato Mike Piazza ha fatto un grave errore di gestione: non ha messo le chiavi della Reggiana sul tavolo del sindaco dopo averla iscritta al campionato di serie C ma ha chiuso i battenti, com’è nella mentalità americana. In ogni caso il sindaco Vecchi si è ritrovato a gestire il futuro della Reggiana partendo dalla serie D. Apriamo una parentesi: in caso di non iscrizione della Reggiana, il futuro club granata ripartirà dall’Eccellenza, com’è successo alla Spal. Questo per sottolineare che in un caso o nell’altro il sindaco Massari non se ne può lavare le mani.
Non vogliamo rivivere o rispolverare un’ipotesi già vissuta nel 2018 ma cercare di trovare una soluzione prima che l’irreparabile accada.
Nel futuro della Reggiana ci può essere anche il “colpo di fortuna” di un imprenditore, singolo o di un gruppo di appassionati, ovviamente non reggiani che vogliamo cimentarsi nel calcio. Può succedere anche se solo il 10% o forse il 5% sono imprenditori che vogliono investire e divertirsi a fare calcio a Reggio Emilia. Il più delle volte sono “prenditori” anziché imprenditori, come amava ripetere Ildo Cigarini.
Il patron Romano Amadei ha coniato una frase esplicita sul futuro del club: “Chi la vuole non ha i soldi e chi ha i soldi non la vuole”.
Nel corso di questi anni diverse importanti realtà economiche del nostro territorio si sono avvicinate alla Reggiana in qualità di sponsor. Aziende, imprenditori, gruppi economici che possono permettersi di investire capitali anche nel calcio ma non lo fanno per paura perché oggi il mondo del calcio fa paura.
All’orizzonte l’unica soluzione possibile per la Reggiana è ricreare le condizioni che avevano dato vita ad “Iniziativa Tricolore” vale a dire un gruppo di industriali e cooperative che per vari motivi volevano fare qualcosa per Reggio Emilia e per la Reggiana. Erano un gruppo ristretto, anche di amici o che lo sono diventati nel corso degli anni. Industriali facoltosi che avevano stabilito di mettere nel calcio una certa cifra senza mai andare oltre. Questo è un presupposto fondamentale: il rigido rispetto del budget. Non a caso quando i costi, per vari motivi, sono lievitati anche Iniziativa Tricolore ha passato la mano. Resta quindi fondamentale il concetto di “rigido rispetto del budget” e un altro deve essere la composizione di una proprietà omogenea ed equamente distribuita. Il prototipo è quello del Sudtirol o a suo tempo del Lumezzane: dieci imprenditori che mettono una quota e a rotazione viene assegnata la presidenza. La società viene gestita in modo snello da figure professionali. Stop.
La realtà reggiana può offrire questa soluzione e la conferma arriva dal fatto che la Reggiana è apprezzata non solo dagli sponsor-tifosi ma anche da importanti realtà economiche reggiane. Ogni volta che viene posto questo tema dell’ingresso in società non c’è una chiusura ma il rimando a un maggiore approfondimento. E’ già qualcosa. Basta scorrere l’elenco di industriali che oggi sono sponsor della Reggiana e che in futuro potrebbero sedersi attorno a un tavolo per dare vita a un nuovo corso. Non è corretto fare degli esempi non è difficile trovare dieci realtà reggiane in grado di mettere sul tavolo un tale impegno.
La domanda è perché ciò non succede? La risposta è molto semplice: occorre chi tira le fila. Un manager legato alla realtà industriale reggiana che possa fare da collante o da collettore, se preferite, per questo progetto. Magari com’è stato per Iniziativa Tricolore il classico amico del circolo o di Confindustria o di Cooperativa.
Le ragioni per cui ci si può impegnare nella Reggiana possono essere tante o poche, basta il senso di appartenenza al territorio.
Al momento questa è l’unica prospettiva che ha una sua fattibilità anche se i tempi sono stretti e manca ancora il collante per dare vita a questo volano



















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