Saidu Adeshina: un talento mai sbocciato completamente

Saidu Adeshina: un talento mai sbocciato completamente

Martins l’ho conosciuto in Nigeria, prima ancora di trovarlo a Reggio. E’ un amico, tutti vedono subito che è fortissimo, basta seguirlo giocare una volta. Anch’io ho un buon potenziale: in una carriera ci sono momenti belli e altri così così. Quando vai al campo, fondamentale è dare sempre il massimo

Adeshina faceva parte della generosa “nidiata” di giovanissimi nigeriani portati in Italia dal “tuttofare” della Reggiana dell’epoca, il sornione Franco Dal Cin. Questo promettente centravanti arrivò a Reggio all’età di appena 16 anni (ancora da compiere), entrando a far parte delle giovanili del club granata che, fresco di retrocessione dalla Serie B, lo lanciò immediatamente anche in prima squadra. Le sue prestazioni (e, soprattutto, un gol realizzato in Coppa Italia contro il Pescara) attirarono immediatamente i grandi club: Milan, Juventus, Roma e Parma erano molto interessate al ragazzino, che sembrava avesse i numeri del potenziale campione. L’interesse però andò scemando di fronte all’esosa richiesta di Dal Cin, che per il suo cartellino sparò alto: non meno di 5 miliardi di Lire. Alla fine finì alla Ternana in cambio dei cartellini dei giocatori Turato e Onorato, entrambi difensori, e un robusto conguaglio di 2 miliardi. In Umbria Saidu rimane per 4 lunghi anni: l’esordio è datato 3 Settembre 2000, nel corso di un Sampdoria-Ternana terminato 2-1 per i padroni di casa. I dirigenti rossoverdi pensano che per lui Terni possa essere un bel trampolino di lancio verso un grande club, e quindi si aspettano dribbling e gol a volontà.

Niente di tutto questo: la tanto attesa esplosione di Adeshina non avverrà mai. Solo nella prima stagione gli viene data fiducia e gioca con continuità, lasciando intravedere un bagaglio tecnico da far impallidire. Ne sa qualcosa il difensore del Cagliari Grassadonia che, in un Ternana-Cagliari si vide letteralmente “uccellare” dall’attaccante rossoverde con l’ormai leggendaria “bicicletta”: palla bloccata con i piedi e catapultata oltre il difensore avversario e conseguente corsa sulla fascia. Un’azione da stropicciarsi gli occhi, segnale inequivocabile di un talento incalcolabile. Un gesto tecnico che fece il giro delle televisioni e dei telegiornali nazionali. Corsa e tecnica erano la sua arma in più: segnava poco, ma i suoi gol non erano mai banali. Negli anni a seguire gioca con molta meno frequenza, e di gol, già pochi, se ne vedono sempre meno, anche a causa di diversi infortuni che lo condizionarono pesantemente (su tutti la rottura del legamento crociato del ginocchio). Giocò allora parte della Stagione 2002/03 nelle file della Primavera, per poi presentarsi ai nastri di partenza del campionato seguente più agguerrito che mai. Ma era un altro Adeshina, totalmente cambiato. Corsa e tecnica sembravano aver abbandonato quello che, domenica dopo domenica, appariva inspiegabilmente come un mediocre giocatore. Distratto, inconcludente, avulso dalla manovra, impreciso sotto porta.

Giunse quindi al capolinea della propria avventura in rossoverde: triste e sfiduciato, all’età ancora relativamente giovane di 22 anni, è già da considerarsi un giocatore “bruciato”, senza più validi margini di miglioramento, un giovane che però ha già alle spalle diversi anni di carriera. Nel 2005, non più in sintonia con l’ambiente ternano, vuole lasciare Terni e non vuol sentire ragioni: ha offerte dalla Serie B, dall’Inghilterra, ma lui vuole solo la Reggiana, dove ha molti amici e anche un legame sentimentale. E così l’affare si fa, torna alla Reggiana in C1. In un club che in pochi anni sprofondò dalla Serie A alle soglie della C2 anche uno come lui poteva far molto comodo. Nella sua seconda esperienza di Reggio, durata appena 6 mesi, Adeshina fu uno dei più presenti, ma incappò in una stagione a doppia faccia. Tecnicamente parlando si rivelò un campionato positivo, culminato con il sorprendente accesso ai playoff, con i granata eliminati nelle battute finali solamente dall’Avellino, squadra di tutto rispetto.

Peccato che, però, proprio nell’estate del 2005 si consumò il fallimento del club granata, a causa del pesante debito prodotto dalle gestioni scriteriate degli anni “gloriosi”, di cui non si è mai conosciuto l’esatta entità ma si è ipotizzato potesse essere arrivato addirittura attorno agli 80 milioni di Euro. Perciò, rimase svincolato e senza offerte. Solamente nel Gennaio successivo si fece avanti l’Arezzo, che lo ingaggiò, ma anche in Toscana Saidu gioca poco: 5 gare, dove riesce comunque a realizzate un paio di gol. Lascia quindi l’Italia e si trasferisce al di là delle Alpi. Nel gennaio del 2007 sembrava potesse tornare in Italia, alla Juve Stabia in C1: ci fu un provino, si allenò con la squadra, ma poi per un errore burocratico non se e fece nulla. In estate, nella Challenge League, la Serie B svizzera, inizia la stagione col botto risultando il miglior marcatore realizzando ben 8 reti in 6 partite. Questa eccezionale partenza gli vale la chiamata del Sion, che milita nel massimo campionato locale, la “Swiss Super League”. Tuttavia, il grande salto della maturità non riesce più a compierlo, complici i soliti problemi al ginocchio, e finisce per andare a giocare nella Serie B svizzera fino al 2012, suo ultimo anno tra i professionisti. Quella di Adeshina è una storia triste, quella di un talento sopraffino che non è riuscito, per varie ragioni, a compiere il grande salto nel calcio che conta.

Marco Bertolini
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