Sarebbe anche giusto affermare una volta tanto che “la Reggiana non è in vendita a certe condizioni” perché non è vero che non ci sono offerte ma forse non sono state ritenute credibili oppure significative o interessanti
Dopo l’amara retrocessione resa ancora più lacerante alla luce dell’affascinante nuova serie B che si sta delineando e di un futuro in serie C che si profila squallido, avremmo una sola richiesta da fare al patron Romano Amadei. Vorremmo ritrovare una Reggiana con una conduzione gestionale normale, come si conviene a una società di calcio.
Tradotto: la proprietà sceglie il direttore sportivo, in questo caso Amadei dato che è stata tolta questa possibilità a Salerno, che a sua volta indica l’allenatore e assieme compongono l’organico della squadra. La condivisione tra la componente tecnica deve essere in relazione alle varie competenze: i soci dovrebbe valutare i costi aziendali attraverso il budget e non entrare nelle scelte tecniche. Tutto ciò che può sembrare normale ma che al momento non è così anche perché nessuno ha spiegato ai tifosi “chi fa e cosa”. Siamo solo a livello di indiscrezioni, supposizioni, chiacchiericcio, spifferi ma nessuna comunicazione ufficiale. Sono state inserite due figure nuove: Tosi come responsabile dell’area tecnica e Vacondio come direttore generale. Arriverà anche Bernardi come direttore sportivo, quindi tre figure tutte votate a decidere sulla prima squadra?
Nessuno ha illustrato le loro funzioni e responsabilità. Nessuno ha riferito a chi, in termini di soci, sono state assegnate le varie deleghe. Salerno è presidente e in quale ambito sarà responsabile? Lo stesso vale per Fico. Salerno e Fico sono gli altri due soci di minoranza rispetto a un Romano Amadei che sembra avere preso il comando delle operazioni.
In questi anni questa proprietà si è caratterizzata da una litigiosità che potremmo definire “bambinesca” e dopo l’uscita di Vittorio Cattani sono rimasti in due: Salerno e Fico che hanno il 25% delle azioni. Basterebbe unità di intenti tra Salerno e Fico per trovare con Amadei l’ideale condivisione sulla strategia gestionale della Reggiana. Fino ad oggi così non è stato ed è questo un grave problema che si riflette anche all’esterno.
A proposito: sarebbe anche giusto affermare una volta tanto che “la Reggiana non è in vendita a certe condizioni” perché non è vero che non ci sono offerte ma forse non sono state ritenute credibili oppure significative o interessanti. Occorre però stare attenti perché poi si rischia di essere smentiti dagli stessi che si sono avvicinati per acquisire il club. Ha più senso, invece, affermare da parte della proprietà che vuole andare avanti per mille motivi e forse più uno: lo spirito di rivincita. Ci sta. Amadei l’ha fatto nei confronti di Sghedoni quando ha lasciato il Modena per acquistare la Reggiana.
Ultima richiesta: la coerenza. Occorre dire con senso di onestà l’obiettivo che si vuole perseguire in campionato anche attraverso gli investimenti che saranno fatti. Non sbandierare numeri a caso: 7 milioni per staff tecnico e giocatori oppure 13 milioni di costo di produzione se poi non hanno concretezza nei fatti. Non illudere i tifosi e l’ambiente granata, già provato dalla passata stagione. Se accanto alla coerenza e onestà aggiungete anche la trasparenza sarebbe già un grande passo avanti. Trasparenza significa spiegare in modo chiaro e semplice le varie operazioni e soprattutto la filosofia della società.
Un’annotazione da tenere presente per i soci: non è detto che l’erba del vicino sia sempre più verde. All’interno della società granata, nei vari quadri dirigenziali ci sono figure professionali di grande livello e che vengono svilite o sottovalutate. Forse è il caso di pensare a questi “innamorati della Reggiana” perché definirli impiegati è riduttivo, per renderli ancora più partecipi e orgogliosi di far parte dell’Ac Reggiana 1919 anziché mortificarli.

















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