Dionigi ha rinfacciato al presidente della Reggiana di averlo lasciato solo e di non essersi confrontato con lui ma bensì di aver ascoltato alcuni giocatori e soprattutto il direttore sportivo Fracchiolla. Ha rimarcato il fatto che la sua Reggiana ha sempre retto bene il campo pur nella serie di sconfitte ma contro avversari d’alta classifica
In occasione dell’inaugurazione del Toano Sport Park si sono ritrovati faccia a faccia il presidente Carmelo Salerno e l’ex tecnico Davide Dionigi. E’ stato un vero e proprio confronto a viso aperto iniziato nel piazzale del campo, proseguito sulla balconata degli spogliatoi e concluso a tavola all’hotel Miramonti. Com’è suo costume Davide Dionigi non ha risparmiato critiche, osservazioni, appunti e rivelazioni della sua gestione in modo sincero, franco e anche duro. Va detto che è stato il presidente Salerno per primo ad andare incontro a Dionigi al suo arrivo a Toano. Davide, dopo il caloroso abbraccio con il patron Romano Amadei che gli ha confermato la sua stima, si è appartato con il presidente fino all’inizio della inaugurazione. I due hanno poi proseguito il confronto-sfogo durante la visita agli spogliatoi e sono rimasti sul “ring” anche quando tutti gli ospiti hanno lasciato il campo per andare al ristorante Miramonti.
A tavola Dionigi ha trovato in Roberto Goretti, attuale direttore sportivo della Fiorentina, una valida spalla anche perché tra i due c’è grande stima.
Va dato atto al presidente Salerno di aver affrontato a viso aperto Dionigi dopo quel doloroso e polemico esonero del 7 febbraio 2026, dopo la sconfitta a Catanzaro.
Dionigi ha rinfacciato al presidente della Reggiana di averlo lasciato solo e di non essersi confrontato con lui ma bensì di aver ascoltato alcuni giocatori e soprattutto il direttore sportivo Fracchiolla. Ha rimarcato il fatto che la sua Reggiana ha sempre retto bene il campo pur nella serie di sconfitte ma contro avversari d’alta classifica. E’ stato costretto ad iniziare la stagione con un progetto legato alla valorizzazione dei giovani che grazie al suo lavoro si sono imposti in una categoria inedita (Bonetti, Motta, Bozzolan) o che in parte si sono dimostrati non all’altezza della categoria: Vallarelli, Basili, Mendicino, Suarez, Pasquoto. Gli ha rinfacciato le cessioni di Marras, Tavsan e Magnani che erano pedine fondamentali per il suo calcio e non sono state sostituite adeguatamente oppure con giocatori in precarie condizioni fisiche come Lusuardi e Vicari.
Dionigi ha difeso con forza il lavoro del suo staff perché solo attraverso una dura preparazione la Reggiana ha potuto veleggiare nella zona alta della classifica, illudendo il presidente di avere tra le mani una squadra di grandi valori tecnici che il campo ha poi smentito con la retrocessione.
Il presidente Salerno si è preso la responsabilità delle scelte anche se ha rimarcato di non essere stato l’unico. Si è fidato, sbagliando, travolto dai risultati negativi. Ha ammesso di non essere al corrente di alcuni particolari che Dionigi gli ha rivelato ma soprattutto ha sottolineato, come aveva fatto in sede di conferenza stampa, la mancanza di unità, condivisione e familiarità all’interno della società.

















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