Un decreto, le interpretazioni e le tante contraddizioni

Un decreto, le interpretazioni e le tante contraddizioni

Dopo il decreto-normativa che lascia spazio a varie interpretazioni arrivano i chiarimenti ma emergono anche le contraddizioni. Il riferimento è all’ultimo decreto regionale di Bonacini in merito alla presenza di spettatori agli avvenimenti sportivi.

Si indica in 1000 i possibili spettatori presenti negli impianti all’aperto e in 200 gli spettatori al chiuso. Poi c’è il discorso della deroga che le società possono chiedere per eventi di carattere “nazionale e internazionale” presentando una progetto organizzativo per aumentare il numero di spettatori, sempre nel rispetto di un distanziamento di un metro all’aperto e di due metri al chiuso, con l’uso della mascherina e le dovute modalità per evitare assembramenti.
Un provvedimento dei 1000 spettatori che, a prima vista, potrebbe andare a cogliere le esigenze delle società del calcio dilettantistico o più in generale dello sport di base ma in realtà per consentire, ad esempio, l’attività calcistica dalla serie D alla Terza categoria occorre modificare e attenuare il protocollo sanitario tuttora in vigore. Lo stesso vale per gli sport da palestra: d’accordo i 200 spettatori ma a bloccare tutto c’è sempre il protocollo sanitario. Ora ci sono delle società dilettantistiche, vedi Correggese e altre, che hanno già programmato di iniziare l’attività calcistica, quindi di andare in ritiro e iniziare gli allenamenti. Sarebbe curioso capire come e quale protocollo sanitario seguiranno. L’uso degli spogliatoi e delle docci comuni non è consentito, non è possibile fare partitelle amichevoli, gli indumenti devono essere personalizzati ecc ecc.
Ma veniamo al capitolo della “deroga”. Si potrebbe pensare: il campionato di serie A o di serie B è di interesse nazionale quindi la Reggiana può chiedere la deroga per utilizzare il Città del Tricolore con l’ingresso di almeno 8.000 posti a sedere, dato che lo stadio ha una capienza di 21mila posti a sedere. Sbagliato: come ha spiegato il capo di gabinetto della Regione Gianmaria Manghi, la deroga può essere chiesta per singoli eventi di carattere nazionale e internazionale. In pratica è stata emanata perché la Regione Emilia Romagna ha predisposto a breve 32 eventi in Regione di carattere nazionale e internazionale che prevedono l’afflusso di più di mille spettatori. Del resto non è pensabile che a Reggio o a Bologna allo stadio vadano in 10mila e a Firenze non sia possibile perché non c’è lo stesso decreto.
Certo, si potrebbe dire, come qualcuno ha affermato: questo decreto è un primo spiraglio di luce, un segnale incoraggiate ma in realtà è uno stato di incertezza che aumenta e che crea confusione perché sono provvedimenti a “macchia di leopardo” a poche settimane dai vari ritiri delle squadre professionistiche e non.
Quindi? Come spesso succede in Italia si aspetta nella speranza che qualcosa succeda, che la curva dei contagi si azzeri o quasi, che arrivi il vaccino, che si faccia un provvedimento all’italiana, che si tiri a campare oppure che si faccia finta di niente. Come sempre.
Facciamo un altro esempio: la Reggiana ha fissato per il 18 agosto, cioè tra meno di dieci giorni, il ritiro a Carpineti ma sarebbe interessante sapere quale protocollo sanitario seguirà. Lo stesso applicato per i play off? Quindi la formazione del “gruppo squadra” isolato e blindato in albergo? Nessun tifoso a seguire gli allenamenti? Tamponi ogni tre giorni a tutto lo staff e giocatori? E poi tutto quello che ne consegue?
Un ritiro in queste condizioni è a dir poco allucinante e costoso. Ed è un discorso che riguarda la Reggiana come tutte le società professionistiche, soprattutto di serie B e serie C. E poi le società come potranno programmare la prossima stagione? Ammettiamo che sia possibile l’ingresso allo stadio di solo 1000 spettatori: chi sono i privilegiati? Gli sponsor è facile da immaginare. E la campagna abbonamenti? Non si fa. Però sono soldi che ai club servono per avere la necessaria liquidità iniziale in attesa dei contributi per i diritti tv.

Wainer Magnani
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