Alla ricerca dell’identità smarrita

Alla ricerca dell’identità smarrita

Se vogliamo vederlo da un punto di vista positivo si può parlare della capacità della Reggiana di interpretare più moduli e di stare in campo in modo diverso ma c’è anche il rovescio della medaglia: una squadra che fatica a trovare una sua dimensione vincente

I primi dodici minuti di Reggiana-Cosenza sono la sintesi estrema del campionato che sta vivendo la Reggiana con clamorosi disattenzione difensive che hanno portato la difesa granata a subire 47 gol in 30 partite. Un gol subito dopo due minuti con un errore tattico e di piazzamento inammissibile (il centravanti avversario libero in area di rigore) per una partita cosi’ importante e per una squadra che ha come obiettivo la salvezza. La possibilità, inoltre, concessa agli avversari, pochi minuti dopo, di andare al raddoppio con un’altra disattenzione difensiva che ha permesso all’attaccante avversario di andare alla conclusione indisturbato. Poi al dodicesimo un altro colpo di scena: un cambio tattico con l’allenatore Alvini che è passato (4-3-1-2) dalla difesa a quattro, con tre centrocampisti stretti (con Radrezza davanti alla difesa, Del Pinto e Varone interni) un rifinitore (Laribi) e due attaccanti (Ardemagni e Kargbo) al vecchio assetto (3-4-1-2) con l’inserimento di Lunetta e l’avanzata di Libutti a metà campo. Un cambio di modulo dettato certamente dall’avversario ma che denota una costante ricerca della propria identità di gioco. Se vogliamo vederlo da un punto di vista positivo si può parlare della capacità della Reggiana di interpretare più moduli e di stare in campo in modo diverso anche in virtù dell’avversario. Una squadra che con una pedina (ingresso di Lunetta) ha modificato il suo modo di stare in campo in funzione dell’avversario. Tutto vero, però, va anche rimarcato che forse Occhiuzzi ha sorpreso Alvini oppure che la Reggiana aveva previsto un atteggiamento tattico ma sul campo è risultato diverso. Oppure non sono state rispettate alcune consegne ma sta di fatto che è raro vedere un allenatore che dopo dodici minuti cambia assetto e torna all’antico, in pratica si rifugia in ciò che conosce meglio. Bravura o impreparazione: il filo è sottile.
Una mossa – come detto – che può essere letta in modo positivo (la capacità di correggere un errore tattico con una sola mossa) oppure in modo negativo (una errata lettura tattica della partita) ma la realtà è che la Reggiana pur avendo calciato molto in porta (i dati dicono otto volte) ha trovato solo un gol e per merito del centrocampista che ha forse i piedi più ruvidi ma il cuore caldo. E questo a Ivan Varone gli va riconosciuto.Difficile capire cosa succederà quando Alvini avrà a disposizione anche Fausto Rossi, l’unico play davanti alla difesa ma di sicuro per ottenere la salvezza servono tante vittorie e quindi non più la capacità di adattarsi agli avversari ma la forza di fare il proprio calcio. E’ questo il vero punto interrogativo sul tavolo. E a dire la verità potrebbe essere anche il grande rammarico strategico del mercato di gennaio: anziché costruire un nuovo assetto tattico (difesa a quattro) non sarebbe stato più saggio rafforzare i punti deboli per essere all’altezza della serie B? Andare ora alla ricerca di una risposta non ha senso, è vero ma forse un’analisi andrà fatta.

Wainer Magnani
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