Reggiana Forever: Saverio Albi “Quel gol nel derby col Parma è rimasto nella memoria dei reggiani”

Reggiana Forever: Saverio Albi “Quel gol nel derby col Parma è rimasto nella memoria dei reggiani”

Quando pensi a Saverio Albi il ricordo va inevitabilmente al gol realizzato al Tardini nel derby col Parma. Era il 4 maggio del 1986. L’unico gol realizzato in campionato nel corso dei suoi quattro anni in maglia granata. Un terzino destro elegante, signorile dotato di classe e stile. Lo era in campo, lo è nella sua attività di agente immobiliare. Vive a Reggio Emilia da 21 anni ma ha ancora un profondo legame con la sua Monza.

“Sono nativo di Monza _ racconta Saverio Albi – dove ho iniziato a muovere i primi passi da calciatore e poi dove sono tornato da allenatore del settore giovanile quando il patron era Giambelli”.

Il Monza ha vissuto anni difficili.

“Quando allenavo nella giovanili del Monza i ragazzi del vivaio andavano in trasferta con i genitori e le divise, vedi borse e tute, erano tutte diverse. Quella era una società in grave difficoltà economica”.

Ma ora è arrivato Silvio Berlusconi.

“Adesso è cambiato tutto e Monza si è strutturato come una società di serie A. Lo stesso Monzello, un centro sportivo che era andato in disuso, ha ritrovato luce anzi è stato ulteriormente ammodernato anche se aveva concetti già avveniristici”.

Ciò nonostante il Monza, forte di una campagna acquisti sontuosa, non riesce a dominare il campionato come aveva ipotizzato.

“Non è la squadra schiacciasassi che si pensava ma ha grandi individualità. Il cambio di categoria l’hanno sentito anche loro. Resta una squadra che proviene dalla serie C attrezzata e rinforzata ma ha ambizioni e sono certo che Berlusconi vuole essere il primo presidente che porta il Monza in serie A. Se non ci riesce quest’anno ritenterà il prossimo. Ha un obiettivo ben chiaro in testa e sono certo che ci riuscirà. Quest’anno il Monza deve fare i conti con società altrettanto strutturate vedi Lecce, Empoli, Frosinone”.

I suoi ricordi di Monza?

“Il mio Monza che ho vissuto da ragazzino aveva una solidità societaria importante, un allenatore di spessore come Alfredo Magni e un fiorente vivaio. Una squadra che lottava per andare in serie A ma alla fine ci mollava. Tra i tifosi si diceva di proposito ma non credo. Un settore giovanile dove sono usciti giocatori e ho potuto vedere atleti come Volpati e Pulici, Anquilletti, Nevio Scala. Mi ricordo che Magni nella partitella del giovedì’ preferisca affrontare la squadra allievi e cosi’ ho potuto giocare contro giocatori come De Vecchi, Gorin, Beruatto, Cantarutti, Antonelli, Sanseverino e Tosetto il Keegan della Brianza. Poi sono arrivati Colombo, Massaro, Saini e Casiraghi, Al Monza sono girati tanti importanti giocatori per quel periodo. Si giocava nello stadio vecchio, il Sada, in pieno centro. Era sempre pieno”.

Saverio AlbiDomenica si gioca Reggiana-Monza e in serie B è dalla stagione 1998/99 che non si affrontano.

“In serie B è da tempo che non c’è questa sfida e mi dispiace l’assenza dei tifosi. Sarebbe stata l’unica partita che non avrei mancato per nessun motivo tanto che avevo già detto all’amico Roberto Tarracchini di tenermi un posto. Peccato, la vedrò in televisione”.

Un Monza che ha ambizioni di serie A ma non ingrana e una Reggiana alla ricerca della sua dimensione.

“Ritengo che l’obiettivo della Reggiana sia la salvezza per potersi strutturare e piano piano crescere. La storia granata dice questo. Oltretutto siamo in presenza di un campionato difficile e in questa logica l’esperienza è necessaria”.

Il pubblico reggiano poteva essere realmente il dodicesimo uomo in campo.

“Ne sono certo. Mi ricordo partite di Coppa Italia con poca gente perché di mercoledi’ c’erano 500 persone e per tutti noi era strano giocare in un Mirabello vuoto. Era quasi surreale. Credo che la stessa sensazione la vivono oggi giocando in uno stadio vuoto”.

Cosa si aspetta?

“Una partita divertente e a prescindere dal risultato sarà di soddisfazione per entrambe le due società seppur in un contesto inedito”.

E’ nativo di Monza ma ormai Reggio è la sua città.

“A Monza ho la mia famiglia, anzi a Cologno Monzese per la precisione. Ma dal settembre del 1999 vivo a Reggio Emilia, le mie figlie Margherita e Letizia sono nate a Reggio nel 2000 e nel 2001. Loro sono anche reggiane a tutti gli effetti”.

Quando pensi a Saverio Albi è inevitabile che il pensiero vada al suo unico gol contro il Parma.

“A dire il vero di gol nel corso della mia carriera ne ho segnati due: uno l’ho messo a segno anche in una partita di Coppa Italia contro lo Spezia al Mirabello ma nessuno se lo ricorda”.

Tutti ricordano quel 4 maggio del 1986.

“Vincemmo per 2 a 1 con gol iniziale di Cacciatori e il mio raddoppio poi la rete di Signorini. E’ stata una bella partita e abbiamo regalato una bella soddisfazione ai nostri tifosi. Una rivincita perché nella partita di andata al Mirabello avevamo perso”.

Era il Parma di Arrigo Sacchi.

“Mi capita spesso, anche sul lavoro di vede i miei clienti che quando mi presento riflettono un attimo e poi rimarcano “Albi ma non sarà per caso quello che ha segnato il gol al Parma?” io dico sempre “sembra che sia cosi’ ma non mi ricordo” ma in realtà ci tengo molto a quel gol”.

E’ tipico dei reggiani avere memoria e affetto per chi ha onorato la maglia della Reggiana.

“E’ certamente un attestato di affetto e tutti ricordano quel gol ma anche il mio stile di gioco. Mi fanno sempre i complimenti per la mia eleganza in campo. E’ bello perché significa che i reggiani ti apprezzano se dai tutto per la causa. E’ un concetto che i ragazzi che oggi indossano la maglia granata devono tenere ben presente”,

Centoventi partite in quattro anni e due gol.

“Sono stati anni belli anche se ho il rammarico di essere andato via dalla Reggiana nel momento sbagliato perché l’anno dopo è arrivato Marchioro e ha iniziato il magico ciclo granata. Chissà, se fossi rimasto forse ne facevo parte anch’io. E’ un rimpianto ma sono ugualmente soddisfatto e onorato di ciò che ho fatto per la Reggiana”.

Del resto se la gente la ricorda significa che ha lasciato traccia del suo passaggio.

“Sono contento e orgoglioso perché rimarcano il mio modo di stare in campo e di indossare la maglia granata, Significa che ho seminato bene. Avevamo dei sentimenti e un senso di appartenenza”.

Un’altra filosofia.

“Per noi lo stipendio passava sempre in secondo piano. Io volevo giocare, entrare al Mirabello pieno di passione e amore per la Reggiana. Quello era il mio unico pensiero”.

Il rapporto con la gente allo stadio aveva un altro sapore.

“Il Mirabello era speciale. Ma ricordo che anche quando sono andato a Padova con Bruno Giorgi e si giocava al vecchio Appiani si respirava la stessa atmosfera. Padova come Reggio sono piazza che vivono per il calcio e in quegli stadi in pieno centro si respirava il passato del club”.

Quel famoso senso di appartenenza?

“E’ questo il messaggio che vorrei trasmettere: chi gioca nella Reggiana deve capire l’importanza di indossare la maglia granata perché sono momenti che ti restano dentro per tutta la vita”.

Col calcio ha chiuso?

“Qualche anno ho allenato nei dilettanti, anche nel settore giovanile. Ho vinto con la Scandianese il torneo Cavazzoli ma ora sono solo un appassionato di calcio. Un osservatore”.

Ha visto la Reggiana in questi anni?

“Molte volte. Le partite di spareggio e non dimentico il derby col Parma. Ho due immagini ben impresse: la coreografia di tutto lo stadio che è stata unica e la mortificazione alla fine dei tifosi. Io sono uscito prima dallo stadio e con me tanti altre persone. Ma tutti in silenzio. Muti. Anche chi era con gli amici. Nessuno parlava. Era come essere a un funerale. E’ l’ennesima dimostrazione dell’amore che Reggio ha per la Reggiana”.

 

Wainer Magnani
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