Buon compleanno Stadio Giglio, 15 aprile 1995 – 15 aprile 2020: 25 anni di storia

Buon compleanno Stadio Giglio, 15 aprile 1995 – 15 aprile 2020: 25 anni di storia

Per chi vuole conoscere la storia dello stadio Giglio ovviamente mancano alcuni particolari vedi la cancellazione (in modo silenzioso) dell’articolo 10 della Convenzione. Costruito per conto del club calcistico AC Reggiana 1919 (primo esempio di stadio di proprietà in Italia nel dopoguerra) a partire dall’agosto 1994 e ultimato ad aprile 1995, sorge in località Mancasale,

Per chi vuole conoscere la storia dello stadio Giglio ovviamente mancano alcuni particolari vedi la cancellazione (in modo silenzioso) dell’articolo 10 della Convenzione.

Costruito per conto del club calcistico AC Reggiana 1919 (primo esempio di stadio di proprietà in Italia nel dopoguerra) a partire dall’agosto 1994 e ultimato ad aprile 1995, sorge in località Mancasale, a due chilometri dal centro della città; originariamente impianto interno delle gare della società committente, ospitò anche incontri di rugby internazionale e di Pro14. Ha subìto una serie di passaggi di proprietà a seguito delle vicende economiche che hanno coinvolto la Reggiana e, dopo un periodo in gestione al tribunale fallimentare di Reggio Emilia, fu rilevato nel 2013 dalla Mapei, impresa titolare e principale sponsor del Sassuolo. La struttura è adibita anche alle gare interne della rinnovata Reggiana, e, in passato, di quelle del Carpi nel suo periodo di permanenza in serie A nonché delle gare interne di Europa League della bergamasca Atalanta nel biennio 2017-19. Fu scelto anche per ospitare la finale di Champions’ League femminile 2015-16.

Lo stadio non ha pista d’atletica e presenta tutti posti a sedere; entrambe le tribune sui lati lunghi del campo sono coperte.
Ubicato nella periferia settentrionale di Reggio Emilia, l’impianto sostituiva l’obsoleto Mirabello, non più ampliabile in quanto posizionato nel centro cittadino e causa di disagi ai residenti.

Fautore principale del progetto, i cui lavori iniziarono il 5 agosto 1994 fu l’allora amministratore delegato della Reggiana Franco Dal Cin. Lo stadio costò circa 25 miliardi di lire dell’epoca (circa 12.500 000 euro), in parte versati da Consorzio 2000 e dalla consociata Unieco, e altri 8 messi a disposizione tramite una formula mai adottata in precedenza, ovvero il finanziamento popolare da parte di 1 026 tifosi VIP del club che sottoscrissero altrettanti abbonamenti pluriennali. Il committente, la Mirabello 2000, affidò il progetto agli architetti Aldo Pavoni Carlo Minem e Claudio Pedroni. A questi si aggiunse, inoltre, il contributo, sottoscritto sotto forma di naming right, della principale azienda lattiero-casearia di Reggio Emilia, la Giglio, da cui il primo nome dello stadio. Lo stadio fu completato in circa otto mesi.

La fase operativa

Una volta completato, il “Giglio” presentava numerose innovazioni che solo in seguito sarebbero state adottate su larga scala: all’ingresso dell’impianto erano stati infatti installati dei tornelli (tuttavia rimossi poco dopo in quanto giudicati pregiudizievoli dell’incolumità degli spettatori) mentre all’interno era attivo un sistema di televisione a circuito chiuso. Le panchine, riscaldate, erano dotate di telefono interno e display televisivo nonché una moviola. Gli apparecchi televisivi figuravano anche in tribuna, equipaggiata in alcuni settori con dei minibar, e inoltre era stato studiato un nuovo sistema di vendita dei biglietti, simile alla futura tessera del tifoso.

L’agibilità dello stadio fu concessa ad aprile 1995 e il 15 di quel mese avvenne l’inaugurazione ufficiale in occasione dell’anticipo al sabato dell’incontro di campionato tra Reggiana e Juventus, sia pure con una capienza ridotta, per motivi di sicurezza, a 24.500 posti rispetto ai 30.000 di cui l’impianto era capace. Il club torinese vinse 2-1 e il primo marcatore ufficiale nell’impianto fu Roberto Baggio, autore di entrambe le reti della sua squadra, che al sesto minuto di gioco, su rigore, portò in vantaggio la Juventus 1-0; il primo reggiano a marcare fu invece Michele Padovano che, sempre su rigore, realizzò al ventiseiesimo minuto il goal del temporaneo 1-1.

Il 15 novembre successivo il “Giglio” (e più in generale la città di Reggio Emilia) ospitò il suo primo appuntamento calcistico internazionale, l’incontro di chiusura del girone di qualificazione all’europeo di calcio 1996 tra Italia e Lituania, vinta 4-0 dagli Azzurri.

Fuori dagli impegni interni della Reggiana, il “Giglio” fu usato anche come sede di vari incontri di spareggio: al termine della stagione 1996-97 vi si disputò la finale dei play-off di serie C2 tra Livorno e Maceratese vinto 3-0 dai toscani che guadagnarono così la promozione in serie C1; un anno più tardi ospitò il barrage di serie B per la promozione in serie A tra Torino e Perugia, vinto ai calci di rigore da quest’ultima per 6-5 davanti a 19.614 spettatori.
A novembre 2004 l’impianto affrontò modifiche rispetto alla configurazione iniziale per l’esecuzione dei lavori collegati al progetto di un nuovo centro commerciale sorto nell’area, chiamato I Petali. A seguito di tali lavori nacque un centro ludico-commerciale integrato che comprende, oltre allo stadio, anche negozi e servizi per il tempo libero. La realizzazione di tale manufatto, che comportò un restringimento delle curve e dei distinti, provocò la riduzione da circa 30.000 spettatori a 25.859, numero ulteriormente contratto a 20.084 per gare calcistiche.Gli effetti di tali lavori sono visibili perché, rispetto alla configurazione precedente, la copertura dei citati distinti sporge di circa 10 metri su entrambi gli estremi degli spalti laddove prima delle modifiche li copriva per tutta la loro lunghezza.
Nel 2005 terminarono i diritti di naming da parte della Giglio, anche se per 7 ulteriori anni lo stadio continuò a mantenere tale nome.

Il fallimento della Reggiana e i cambi di proprietà

Il 13 luglio 2005 la Reggiana fu dichiarata fallita dal tribunale cittadino e analoga sorte toccò il 29 marzo 2006 alla sua controllata Mirabello 2000, società committente e proprietaria dello stadio, insolvente per 700.000 euro di debiti verso il Comune. Il “Giglio”, insieme a tutti gli altri beni delle società fallite, fu quindi affidato al liquidatoreAdolfo Barbieri, che decise la messa all’asta per recuperare risorse a favore dei creditori, infruttuoso fu il tentativo del Comune di Reggio Emilia di far valere una clausola della convenzione stipulata nel 1995 con Mirabello 2000, che le assegnava la proprietà dell’impianto in caso di mancato rispetto della concessione della società costruttrice.
Nelle more dell’assegnazione all’asta, nel 2008 lo stadio fu sottoposto a lavori d’ammodernamento per adeguarsi alle nuove disposizioni di legge sulla sicurezza negli stadi varate dal governo, con l’aggiunta di tornelli e pre-filtraggi agli ingressi. Il 22 novembre di quello stesso anno il “Giglio” ospitò il suo secondo incontro internazionale, un test match tra l’Italia del rugby e i Pacific Islanders, che vinsero 25-17 davanti a 13 525 spettatori.
Il 18 marzo 2010 fu indetta la prima asta che partiva da una base di sei milioni di euro. La gara andò deserta e la mancanza di possibili acquirenti indusse Barbieri a non organizzarne, nell’immediato, una seconda.
Nel 2010 lo stadio tornò a una capienza di circa 20 000 posti e, nella stagione 2011-12, la Reggiana subaffittò per circa 8.000 euro a partita la propria concessione al Carpi, club con cui condivise l’impianto per tutto il campionato. L’11 marzo 2012 lo stadio fu ufficialmente ribattezzato Città del Tricolore[13] nonostante le rimostranze della proprietaria del marchio Giglio, la reggiana Newlat, che sosteneva di vantare un diritto al nome fino al 2044 (adducendo come giustificazione un accordo che legava il marchio alla durata della convenzione cinquantennale a partire dal 1994; diversa la posizione del Comune, il quale sostenne altresì che, essendo il diritto di namingscaduto nel 2005 e la società concessionaria originale fallita, la denominazione precedente, così come qualsiasi accordo da essa stipulato, non aveva ormai più ragione di persistere.

Il Sassuolo e il Mapei Stadium

A maggio 2013 il nuovo presidente della Reggiana, Alessandro Barilli, presentò un’offerta al curatore fallimentare che bandì una nuova asta per il successivo 5 dicembre. Ad asta giudiziaria in corso il Sassuolo, neopromosso in serie A 2013-14, prese in subaffitto per 850.000 euro lo stadio, non disponendo di un impianto omologato per la massima serie; l’operazione fu finanziata parzialmente con la vendita di gruppi di posti in abbonamento (da 8 a 10) a prezzi variabili tra i 20 e 40 000 euro a gruppo a stagione.

Nel settembre successivo fu approvata la richiesta congiunta di Reggiana e Sassuolo di ampliare la capienza dell’impianto a 23.717. A dicembre due soggetti presentarono offerte all’asta giudiziaria per l’acquisto del Città del Tricolore: la Football Properties, il cui capofila era il presidente della Reggiana Barilli, e la Mapei di Giorgio Squinzi, proprietario del Sassuolo, con 3 750 000 euro fu quest’ultima ad aggiudicarsi lo stadio, poi confermato in mancanza di rilanci.

Wainer Magnani
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