La Reggiana è all’ultima chiamata

La Reggiana è all’ultima chiamata

I granata hanno un solo risultato per poter credere di agganciare il quartultimo posto e la salvezza ai play out: battere il Pordenone. Le parole non servono più, deve parlare il campo

Per settimane, mesi abbiamo sentito in conferenza stampa il ritornello di mister Alvini che ripeteva come un disco rotto il ritornello “la squadra è viva, l’allenatore e il suo staff sono convinti di poter raggiungere l’obiettivo che ci siamo dati fin dall’inizio. Ci sarà da soffrire ma ce la faremo, abbiate fiducia”.

Comprensibile, dunque, la motivazione che è stata fornita per questo anomalo silenzio stampa che accompagna la Reggiana dopo la sconfitta di Reggio Calabria: “non sapremmo cosa dire”. Già, in effetti, ora come ora le parole non servono ma deve parlare il campo perché la realtà è sotto gli occhi di tutti: la Reggiana può solo puntare ad agganciare il quartultimo posto e sperare nei play out.

Ma per credere a questo miracolo deve assolutamente vincere contro il Pordenone, altrimenti sarà retrocessione, non matematica ma certamente morale. Senza questo successo i granata non saranno più credibili.E’ una partita senza ritorno che è stata accompagna in queste settimane da un “silenzio assordante” e dobbiamo dire ”grazie” alle Teste Quadre che si sono ribellate a questa rassegnazione che regnava in città. Un rigurgito d’orgoglio. Poca importa se oggi nel piazzale dello stadio ci saranno duecento, mille o duemila tifosi ad accogliere la squadra, ciò che conta è che Reggio Emilia non si sente ancora retrocessa.

Siamo solo all’inizio di sei battaglie (le ultime quattro partite più le due dei play out) che decideranno il futuro dei granata.Certo, la Reggiana deve prima pensare alla sfida col Pordenone perché l’imperativo è vincere poi guardare i risultati che matureranno sui campo di Ascoli e Cosenza. Alle 17 i granata potrebbero essere nuovamente “padroni del proprio destino” e a quel punto inizierà un altro campionato di tre ultime battaglie prima di una doppia sfida da “mors tua vita mea”.

Ma torniamo alla sfida col Pordenone. Se fosse possibile occorrerebbe cancellare il passato e azzerare i numeri da paura che accompagnano la Reggiana: i 52 gol subiti, 1 70 giorni (10 partite) senza vittoria, gli errori arbitrali, le ingiustizie subite. Dovremmo recitare il mea culpa, cercando di far tesoro degli errori commessi per rimediare nel tempo che ci sarà concesso. Vale per molti protagonisti granata.C’è un’ultima possibilità per rimediare a una stagione che rischia di assumere i contorni della beffa. Vale la pena di dire: proviamoci.

Wainer Magnani
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