“NANI TEN DUR”

“NANI TEN DUR”

Pippo Marchioro avrebbe detto “che dire”. In effetti, credo ci sia ormai poco da dire, poco da commentare ma occorre adeguarsi alle decisioni assunte, non dai politici o dai governanti ma da specialisti del settore. Dobbiamo seguire le loro indicazioni e se hanno messo in quarantena lo sport significa che questo è uno strumento utile

Pippo Marchioro avrebbe detto “che dire”. In effetti, credo ci sia ormai poco da dire, poco da commentare ma occorre adeguarsi alle decisioni assunte, non dai politici o dai governanti ma da specialisti del settore. Dobbiamo seguire le loro indicazioni e se hanno messo in quarantena lo sport significa che questo è uno strumento utile per cercare di limitare questa pandemia.
Il mio pensiero, da giornalista o da sportivo, passa in secondo piano rispetto al bene della collettività perché in gioco c’è la mia salute, quella della mia famiglia, dei miei cari, dei miei amici. Mi hanno molto colpito le parole di Klopp, l’allenatore più vincente in questo momento che non solo ha fatto un passo indietro, anzi ha fatto capire che in queste situazioni non conta l’opinione delle persone importanti ma chi ha conoscenza. Per questo se, come sportivi ci hanno messo un mese in quarantena, avranno certamente le loro buone ragioni.
E’ una lunga premessa per arrivare a dire che, però, è anche giusto esprimere l’amarezza per tutto quello che sta accadendo al nostro calcio e alla Reggiana e ai reggiani in particolare. Altri più esperti di me scriveranno dei contraccolpi alla nostra economia, al nostro sviluppo industriale, ai problemi che tanti lavoratori e famiglie dovranno affrontare. Dico solo che ora non ce ne rendiamo bene conto di cosa ci aspetta. Abbiamo fissato come data il 4 aprile e spero che tra un mese questo incubo sia finito. Nella mia mente ho un flash: mio padre mi raccontava che in tempo di guerra, sotto i bombardamenti, non potevi far altro che sperare che la bomba non cadesse sulla tua casa e quando finiva tutto uscivi felice di averla scampata. Non so se proveremo la stessa sensazione.
Ma torniamo al calcio, alla Reggiana, ai tifosi granata. Ci saranno sei partite a porte chiuse e tra queste sfide avvincenti come i derby con Modena e Cesena e poi lo scontro diretto, tanto atteso, col Vicenza. Sapete come la penso del “porte chiuse”. Sono certo che anche gli stessi atleti ritengono che non sarà mai una partita vera anche se metteranno impegno e dedicazione. Ma non la chiamerei “partita di calcio” ma piuttosto “allenamento agonistico”.
Vorrei, quindi, esaminare tutto ciò sotto due aspetti: tifosi e società.
Per i tifosi e gli sportivi reggiani sarà una grande sconfitta morale e sportiva. Gli verrà tolto ciò che ogni settimana li accompagna nel pensiero: poter andare allo stadio per vivere momenti di partecipazione condita da esultanza o sofferenza. Non parlo solo di chi “vive per la Reggiana” ma anche dei tanti reggiani che animano ogni partita lo stadio. Lo spettacolo del calcio senza tifoso non esiste, non ha senso. E non pensiate che per chi trasmette in diretta questi avvenimenti sia positivo perché in tanti saranno davanti alla tv, anzi subiranno un contraccolpo psicologico. Lo dico in poche parole: in tv una partita a porte aperte è la cosa più brutta che si possa vedere e quindi in molti rinunceranno a seguirla.
Mi auguro, però, che i tifosi, anche quelli più accaniti, non commettano la sciocchezza di andare tutti assieme fuori dallo stadio per “far sentire la propria voce”. Sarebbe una vera beffa: hanno chiuso le porte dello stadio per evitare i contagi e ora i contagi li portiamo all’esterno? Serve buon senso. E non pensate solo a voi stessi ma anche a chi potreste contagiare con questo gesto seppur amorevole nei confronti della Reggiana. Lo dico perchè a Cremona è già successo.
E veniamo alla Reggiana società che avrà un danno economico importante perché se c’erano due partite da grande incasso erano proprio con Modena e Vicenza. Una vera sciagura, figlia della fatalità e di un calendario che è stato stravolto. Un altro aspetto sono gli sponsor dato che in questo momento le aziende hanno altro cui pensare che non a promuovere la loro immagine attraverso il club granata e chi ha già dato il suo contributo magari si ritrova in una situazione di difficoltà finanziaria o morale. In più ci metti la brutta immagine che le partite a porte chiuse offriranno per completare il quadro.
I club di serie C, tutti, chi più chi meno, sono in rimessa. Questo significa che questo mese di quarantena non farà altro che acuire la grave crisi delle società. Il presidente Ghirelli auspica che la Federcalcio tenga conto di questo e contribuisca in qualche modo (minori oneri finanziari, contributi o altre forme di finanziamento) a ripagare ai club il danno subito. Permettetemi di avere qualche dubbio.
C’è un altro aspetto, quello legato alla possibilità che un tesserato della Reggiana sia positivo al test del Coronavirus. Siamo in fase di indagini e non conviene inoltrarsi in considerazioni. La speranza è che tutto risulti negativo anche chi ha ipoteticamente contagiato il tesserato granata, diversamente scatterà la quarantena di 14 giorni per tutta la squadra, staff e dirigenti. E allora inizieranno i problemi. Ma prima di fasciarci la testa aspettiamo…

Wainer Magnani
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