Noi siamo Reggio Emilia: facciamo sentire alla Reggiana il nostro amore

Noi siamo Reggio Emilia: facciamo sentire alla Reggiana il nostro amore

I granata si sono isolati nel convento del Cavazzoli ma il popolo granata deve far sentire il proprio grido d’incoraggiamento anche attraverso i social. Vogliamo essere padroni del nostro destino

La Reggiana prepara la partita contro il Pordenone in una situazione surreale: in assoluto silenzio, isolati dal mondo esterno, chiusi a riccio nel convento di Cavazzoli. Ma la conseguenza è che anche i tifosi hanno “spento” l’unico strumento a loro disposizione: i social. Dispiace constatare questo black out dei social e anche a livello di media. Il Covid e gli allenamenti a porte chiuse impediscono ai tifosi granata di far sentire il proprio incoraggiamento eppure il sentimento dei reggiani sarebbe proprio di incoraggiare e tendere una mano alla Reggiana in questa missione impossibile. La solidarietà è un nostro patrimonio che appartiene al Dna dei reggiani. Anche chi pensa che non ci sia nulla da fare, per l’amore che ha per la Reggiana, è pronto a far sentire la propria voce.

Se in altre piazze, vedi Pescara o Cosenza c’è aria di burrasca, Reggio Emilia è disposta a tendere una mano ai granata. Fa parte della nostra cultura sportiva. Per questo motivo la scelta di isolarsi nel convento del Cavazzoli e di non avere contatti con l’esterno è da autolesionisti. La speranza è che serva come scintilla per accendere una settimana di grande passione e partecipazione.

Ma se fosse possibile l’invito ai tifosi granata è di farsi portavoce dell’amore e della passione per la Reggiana attraverso manifestazioni d’affetto e di incoraggiamento. In fondo basterebbe una foto sui loro profili social.

Ormai lo sanno anche i muri che la Reggiana contro il Pordenone ha un solo obiettivo credibile: la vittoria. Un altro risultato non condannerebbe a livello matematico i granata alla serie C ma moralmente si’. Quindi è fondamentale vincere ma c’è di più.

La Reggiana deve tornare a essere padrona del proprio destino: in che modo? Vincendo contro il Pordenone e poi ipotizzando nel pareggio o sconfitta di Cosenza e Ascoli. A quel punto la Reggiana si ritroverebbe al quartultimo posto, in lizza per i play out con l’Ascoli che avrebbe meno di 5 punti di vantaggio.

Essere padroni del proprio destino significa credere nelle proprie forze e giocare il tutto per tutto sapendo che dipende solo dal tuo risultato. Questo è ciò che il popolo granata chiede a Rozzio e compagni.

Se sarà solo vittoria col Pordenone? Pazienza, rimanderemo questo discorso di tre giorni ma sarebbe fondamentale sabato 1 maggio poter pensare e gridare: “adesso decido io le sorti del mio campionato”.

Wainer Magnani
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