Reggio mi ha insegnato che si può perdere, soffrire, essere colpiti duramente ma non bisogna arrendersi mai. Noi non molliamo. Non lo abbiamo mai fatto
Manolo Portanova rompe il silenzio e parla in prima persona della retrocessione della Reggiana in serie C e del suo caso giudiziario. Si rivolge direttamente al popolo granata: “Ci sono stagioni che si dimenticano. E poi ce ne sono altre che ti restano dentro per sempre. Questa è una di quelle. La retrocessione è un dolore enorme. Un dolore che fa male ogni giorno, perché quando ami davvero una maglia certe ferite non passano velocemente. Ho visto la delusione negli occhi della nostra gente, ho sentito il peso di ogni partita, di ogni silenzio, di ogni speranza spezzata.
Ma se c’è una cosa che questa città mi ha insegnato, è che noi non molliamo mai. Mai davanti alle difficoltà. Mai davanti alle cadute.
Mai davanti a chi prova a distruggerci.
Ed è forse proprio per questo che oggi sento il bisogno di parlare come uomo prima ancora che come calciatore”.
Dopo questa parentesi Portanova parla del suo stato d’animo per la conferma in appello dei sei anni per stupro di gruppo. “Per cinque anni sono rimasto in silenzio. Cinque anni in cui ho visto raccontare la mia vita da persone che non hanno mai guardato davvero dentro la verità. Cinque anni in cui sono state scritte e dette cose assurde, devastanti, spesso costruite più sul rumore che sui fatti. Io ho sopportato tutto. Ho stretto i denti. Ho aspettato. Ho avuto rispetto della giustizia e delle istituzioni anche quando dentro sentivo il mondo crollarmi addosso. Ma arriva un momento in cui il silenzio diventa troppo pesante. Perché qui non si parla solo di me. Qui si parla di un sistema che dovrebbe proteggere la verità e che invece troppo spesso sembra avere paura di guardarla davvero. Ci sono prove. Ci sono testimonianze. Ci sono dichiarazioni riportate ovunque come fossero verità assolute, copiate da internet senza verificare nulla. Ci sono messaggi inesistenti raccontati come fatti certi. Ci sono narrazioni create per colpire, distruggere e condannare una persona prima ancora di ascoltarla davvero. E la cosa più grave è che tanti sanno. Sanno più di quanto dicano.
Ci sono giornalisti e persone che hanno letto gli atti, che conoscono contraddizioni, vuoti, assurdità di questa vicenda. Ma troppo spesso prevale la paura. Paura di esporsi, del momento storico che viviamo, di andare contro una narrativa già scritta.
E allora io oggi voglio dire una cosa con tutta la forza che ho dentro: non posso più stare zitto. Perché se un giorno Manolo Portanova dovesse essere condannato con prove di questo tipo, allora il problema non sarebbe più soltanto mio. Saremmo tutti in pericolo. Perché significherebbe che chiunque potrebbe essere travolto da accuse, narrazioni, pressioni mediatiche e processi costruiti sul rumore invece che sulla certezza. Ed è questo che mi terrorizza davvero.
Io so chi sono. La mia famiglia sa chi sono. Le persone che mi conoscono davvero sanno chi sono. Ed è per questo che continuerò a combattere fino all’ultimo respiro. Il mio processo appartiene a me e alla mia famiglia. È una battaglia dolorosa che porteremo avanti con dignità, forza e rispetto. Ma non rinuncerò mai a difendere pubblicamente la mia verità. Mai. Sono consapevole che la mia voce, davanti al mondo, sia solo un chicco di sabbia nel deserto. Una voce piccola in mezzo al rumore, ai titoli, ai giudizi e alle persone che parlano senza sapere davvero.
Ma io continuerò a sperare ogni giorno che quel chicco diventi il più grande possibile. Abbastanza grande da far sentire la mia innocenza. Abbastanza forte da rompere il silenzio.
Abbastanza vero da arrivare alle persone che hanno ancora il coraggio di ascoltare senza pregiudizi. Userò ogni canale possibile per farmi sentire. Parlerò. Mi difenderò”.
La conclusione è affidata all’affetto che nutre per Reggio Emilia.
“Continuerò a guardare negli occhi le persone senza abbassare la testa. Perché una persona innocente può soffrire, può cadere, può sentirsi schiacciata ma non smette mai di lottare per la verità.
Mai. E forse è proprio questo che mi lega così tanto alla mia gente e a questi colori. Perché Reggio mi ha insegnato che si può perdere, soffrire, essere colpiti duramente ma non bisogna arrendersi mai. Noi non molliamo. Non lo abbiamo mai fatto.
E io non inizierò adesso. Forza Reggiana”.



















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