La fede per la Reggiana? “Forse un senso non ce l’ha” come canta Vasco

La fede per la Reggiana? “Forse un senso non ce l’ha” come canta Vasco

Sul discorso degli “occasionali” è giusto rimarcare che quasi tutti all’inizio siamo stati degli occasionali ma poi gli amici allo stadio e la squadra granata ci hanno fatto diventare dei “dipendenti” da Reggiana

Quando si dice che il pubblico riesce a motivare la Reggiana non è una frase fatta e basta chiedere ai giocatori per capire l’importanza di un applauso o di un coro d’incitamento al rientro in campo all’intervallo dopo, caso mai, un primo tempo sofferto. L’ultimo esempio sono le parole di Eric Lanini dopo la sua sostituzione col Pontedera: “Quando sono stato sostituito sono uscito a testa bassa, triste per non essere riuscito a fare ciò che mi ero proposto. Ero sfiduciato e non mi aspettavo gli applausi dei tifosi che mi hanno riempito il cuore e dato fiducia”. E’ così, inutile nasconderlo: il popolo granata per come interpreta la partecipazione alla partita, con un incitamento dall’inizio alla fine e anche oltre. E’ vero, in alcune partite, a fine primo tempo, sono arrivati dei fischi di disapprovazione ma poi subito dopo è arrivato l’incoraggiamento. Questo è lo spirito dei reggiani che chiedono abnegazione, impegno e sacrificio ma sono sempre pronti a tendere la mano, a darti una pacca sulla spalla in segno d’incoraggiamento. Per questo motivo è giusto invitare i reggiani a essere presenti sabato contro il Rimini, se non altro per testimoniare il primato della Reggiana. Se oggi, venerdì, sono 5.500 i tifosi che si sono prenotati tra abbonati, paganti e ospiti è giusto pensare a una degna cornice di pubblico per questa sfida. E non certo per l’incasso perché questi extra incassi sono “mangiati” dai costi ma per testimoniare nei fatti e non a parole o con dei post l’affetto per la squadra e la riconoscenza nei confronti della proprietà.
Sul discorso degli “occasionali” è giusto rimarcare che quasi tutti all’inizio siamo stati degli occasionali ma poi gli amici allo stadio e la squadra granata ci hanno fatto diventare dei “dipendenti” da Reggiana. Per questo motivo è un bene chiedere agli amici e conoscenti “occasionali” di venire allo stadio per farli contagiare dalla passione per la Reggiana. Del resto ci sono tanti bambini che proprio andando in curva Sud ma soprattutto nei Distinti hanno trascinato gli amici. Perché la Reggiana abbraccia tutte le fasce d’età ed è proprio questo il segreto di un “senso di appartenenza” profondo radicato nel territorio.

Il popolo granata è un valore aggiunto per la Reggiana che “forse un senso non ce l’ha” per dirla alla Vasco ma è la realtà di una tifoseria che in questi 22 anni ha sofferto le pene dell’inferno, patito ingiustizie, angherie, fallimenti, anche umiliazioni ma non si è mai arresa e ha sempre coltivato, anche sotto la cenere, i carboni ardenti della passione per la Reggiana. Provate a pensare: perché a Reggio Emilia ci sono 4 mila e passa abbonati e mille paganti ogni domenica e invece a Mantova, Piacenza, Rimini, Padova o Alessandria non c’è questo attaccamento alla squadra della propria città. Per di più a Reggio c’è una squadra che gioca in serie A con buoni risultati. Ha ragione Vasco “forse un senso non ce l’ha” oppure lo si può spiegare con l’identità dei reggiani. Non si può chiamare in causa la storia, perché forse Mantova, Piacenza o Padova ne hanno più della Reggiana. E’ qualcosa di diverso, forse di unico e di magico.

Wainer Magnani
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