Il presidente Carmelo Salerno: “Non merito gli insulti”

Il presidente Carmelo Salerno: “Non merito gli insulti”

Credo di aver fatto crescere questa società, dandole prestigio con l’elezione per tre volte nel consiglio di Lega. Abbiamo realizzato un centro sportivo che se riuscissimo a finirlo sarebbe uno dei più belli d’Italia. Ho dedicato sette anni della mia vita alla Reggiana

Il presidente Carmelo Salerno ha presentato il neo allenatore Pierpaolo Bisoli ma ha parlato anche della sua esperienza nella Reggiana come presidente.

Credo di aver fatto crescere questa società, dandole prestigio con l’elezione per tre volte nel consiglio di Lega. Abbiamo realizzato, come dice anche mister Bisoli, un centro sportivo che se riuscissimo a finirlo sarebbe uno dei più belli d’Italia. Ho dedicato sette anni della mia vita alla Reggiana. Sapete bene che per tutto ciò che di buono faccio a Reggio, vengo insultato a casa mia. Non pensavo di rimanere sette anni, dopo essere stato accolto con diffidenza, pregiudizio e sospetti. Tuttavia, credo che la Reggiana, io l’ho fatta crescere tanto.Non siamo una società strutturata con mega dirigenti, perché abbiamo deciso di gestire il club in maniera “famigliare”. Io lavoro tutto il giorno e quando ho del tempo libero dalla mia attività lavorativa la dedico in toto alla Reggiana, tutti i giorni. Abitando a Modena, ho comprato anche un iPad molto costoso per firmare a distanza quello che c’è da firmare come presidente. Parlo ancora di me, ma è difficile trovare un presidente che si fa insultare dove abita per dedicare del tempo a una squadra di calcio per pura passione, perché non ho alcun interesse economico in città. Aggiungo una cosa, sempre personale. Gli insulti, le critiche, lo screditarmi, mi creano dispiacere e amarezza. Credo che questa società, non io, non meriti tutto questo. Spendiamo milioni e milioni. Tutte le squadre che hanno speso meno di noi, tranne una squadra, sono davanti in classifica: noi abbiamo speso 11 milioni per fare la squadra, non due lire. Nessuno nelle mie condizioni avrebbe dato un euro, proprio perché non ho interessi in città. Vengo offeso in casa mia, a Modena, ma essere offeso anche qua a Reggio credo, è una mia idea personale, di non meritarmelo. Vorrei rubare una battuta a Roberto Benigni, per concludere: criticare questa società è come abitare a San Pietro e offendere il papa.
A Chiavari, dopo l’episodio di durissima contestazione dei tifosi, mi sono venute in mente le parole di Doriano Tosi, dal quale ho imparato molto. Lui mi diceva che i tifosi preferiscono provare a vincere un campionato in Serie C che lottare per salvarsi in Serie B. Io non condivido questa opinione. Siamo in Serie B, siamo in Serie B. Voglio lottare per tenere la Reggiana in questa categoria, ma pare che in tanti vogliano scendere per vincere il campionato. Ora c’è dispiacere, delusione e amarezza, ma ero preparato anche a questa contestazione.
Da quell’anno abbiamo fatto quattro campionati di Serie B e vinto due campionati di Serie C (uno ai playoff). Non credo l’abbia mai fatto nessuno nella storia recente della Reggiana. Gestire una società è difficilissimo e credo che sia legittimo sbagliarsi. Ci si sbaglia perché si prendono delle decisioni e ogni volta che devo prenderne una non dormo la notte, soffro fisicamente e mi isolo da tutti. Credo che in questi sette anni, parlo a titolo personale ma credo anche a nome di tutti, se siamo a questo livello dobbiamo ringraziare Romano Amadei. Dopo Amadei, in questa città, nessuno ha speso più soldi di me per la Reggiana.
Quando mio figlio ha iniziato a chiedermi di andare in curva a seguire la partita gli dicevo che non era il caso, perché anche un totem come Maldini, quando ha lasciato il calcio, è stato contestato. Lo stesso è capitato a Galliani, per restare nell’ambito dei dirigenti. Quindi ero preparato a questo momento, ma devo anche ricordare quello che in questi anni abbiamo fatto.
Il mister ha ripetuto quello che già in passato avevo sostenuto e per il quale sono stato insultato da tanti tifosi, cioè che questa squadra era la più forte degli ultimi anni. Mister Bisoli ha aggiunto un aspetto, che questa squadra, con soli due innesti, l’avrebbe portata più in alto di quanto pensassi io. È la valutazione di un allenatore esperto, che resta anche una mia convinzione. Ora ci serviva una scossa, ma ricordo che questi nove punti, fatti sotto la gestione Rubinacci, ci sono serviti per non crollare ulteriormente in classifica”.

Come società negli ultimi sette anni abbiamo cambiato un solo allenatore a campionato in corso, invece ci ritroviamo in un mese ad averne presentati due diversi. Ci tengo a ringraziare mister Rubinacci e il suo staff per la professionalità che hanno sempre messo in campo in questo periodo per la nostra squadra.
Quello che abbiamo fatto nell’ultimo mese non basta per salvarci. Inizialmente cercavamo una svolta ai risultati negativi precedenti e l’abbiamo avuta, questa svolta, nelle prime quattro partite ottenendo otto punti. Abbiamo fatto una partita importante con il Monza, ma purtroppo siamo crollati in due partite (Bari e Entella) in cui abbiamo capito che, subendo gol, non si riusciva a reagire. E’ stato un segnale preoccupante, perché quegli otto punti che avevamo ottenuto erano figli di situazioni in cui andavamo in vantaggio, quando invece siamo andati sotto non abbiamo mai reagito.
Siamo andati su di un mister con tanta esperienza. Un allenatore che non ha bisogno di presentazioni. In lui cerchiamo un mister che abbia vissuto già queste situazioni difficili e nella sua storia ha dimostrato anche di averle superate. Abbiamo deciso di cambiare perché secondo noi la squadra ha le carte in regola per salvarsi, noi come società ci crediamo e spero che anche tutta la città, tifosi e giornalisti, possano credere in questa impresa. Grazie a mister Bisoli per aver accettato di venirci a dare una mano.
Abbiamo commesso un errore di valutazione sulla squadra. Pensavamo che un allenatore come Rubinacci, che già conosceva gran parte dell’organico, potesse dare dei risultati. I punti sono arrivati subito, ma ci eravamo illusi. Ci siamo preoccupati vedendo il calo emotivo della squadra ad ogni gol preso. Con molta umiltà, abbiamo deciso di cambiare prima della sosta”.

Wainer Magnani
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