L’analisi: l’organico a disposizione di Dionigi ha mostrato delle carenze

L’analisi: l’organico a disposizione di Dionigi ha mostrato delle carenze

Troppi giocatori non hanno tenuto fede alle aspettative anche per i troppi infortuni

Per capire l’amara stagione della Reggiana occorre iniziare dall’esaminare l’organico affidato a Davide Dionigi per la stagione 25/26. Nella tabella sono riportate anche le situazioni contrattuali a luglio dello scorso anno.
La premessa è che il campo ha dato il suo verdetto: retrocessione in serie C il che significa che potremmo chiudere subito l’argomento ma la stagione dei granata è stata ricca di contraddizioni come abbiamo potuto vedere nel diagramma del campionato con una prima parte da protagonista tra centro classifica e play off fino a quando la situazione è precipitata. Non ci soffermeremo nemmeno sulla valutazioni fatte, a turno, dal presidente Salerno o dal ds Fracchiolla perché sono stati errori di comunicazione più che di valutazione.
Riavvolgiamo, quindi, il nastro e ripartiamo dalla rosa allestita dal neo ds Fracchiolla.
In estate sono rientrati dai prestiti Vergara (Napoli) Sersanti (Juventus) Ignacchiti (Empoli) Lucchesi (Fiorentina) Kumi (Sassuolo) Sosa (Bologna)
Sono stati ceduti Meroni al Bari, Sposito al Trapani, Nahounou al Nancy, Shaibu in prestito al Pompei, Maggio al Crotone in prestito
mentre non sono stati rinnovati i contratti a Bardi, Vido, Kabashi, Pettinari, Brekalo e Cigarini.
Si è deciso di puntare sul giovane portiere Motta mettendo alle sue spalle l’esperto Seculin e Saro che doveva recuperare dopo un infortunio.
Il pacchetto difensivo (difesa a cinque) era stato composto da Papetti (dal Brescia) e Sampirisi come centrali di destra; Magnani (prestito per sei mesi dal Palermo) e Rozzio difensori centrali; Quaranta (dalla Juve Stabia) e Bonetti (dal Lentigione) difensori di sinistra. Come esterni destri Libutti e Rover (dal Sudtirol) mentre a sinistra Bozzolan (dal Milan U23), Marras, Tripaldelli (dal Bari) e il fuori lista Urso.
A campionato finito occorre sottolineare che Sampirisi non è mai stato a disposizione per i tanti problemi fisici, la vicenda Magnani e l’infortunio di Rozzio hanno complicato la vita in un ruolo decisivo. Quaranta non si è dimostrato all’altezza della categoria e Rover ha pagato un adattamento al ruolo in cui forse lui stesso non credeva. La vera sorpresa da un punto di vista tattico è stato Marras come esterno destro o sinistro a seconda dell’occorrenza. Tripaldelli è stato per molto tempo un oggetto sconosciuto.
A centrocampo per il ruolo dei due mediani si è puntato su Reinhart, Charlys (prestito dal Verona) Bertagnoli (dal Brescia), Mendicino (prestito dall’Atalanta) Stulac, Vallarelli (dal Giugliano via Empoli) e Maisterra (dal Brescia).
Nella prima parte Reinhart è stato in assoluto il migliore e Charlys si è fatto valere a sprazzi così come Bertagnoli ma era abbastanza evidente la necessità di un’alternativa perché Stulac era fuori dal progetto e Mendicino ha deluso mentre Vallarelli si è dimostrato acerbo. Un “vuoto” che si è cercato di colmare a gennaio con Belardinelli ma con pochi risultati.
I trequartisti erano Tavsan (prestito dal Verona) Basili (dalla Pergolettese), Girma, Portanova e Contè (dalla Spal).
Girma non è quasi mai stato a completa disposizione di Dionigi e così è emerso il talento, seppur discontinuo, di Tavsan che però a gennaio il Verona ha voluto cedere ai turchi del Samsunsport, mentre Basili è stato completamente ignorato e quindi a gennaio ceduto al Lecco mentre Portanova ha continuato ad essere uno dei più positivi concludendo la stagione con 7 gol.
Nel reparto attaccanti oltre al confermato Gondo sono stati inseriti Lambourde (prestito dal Verona) Novakovich (dal Bari) e il giovane Cavaliere (dal Brescia).
Scorrendo i numeri dei gol è facile notare che Gondo ha segnato solo 2 gol di cui uno su rigore, Novakovich è arrivato a 5 gol, Lambourde a 4 reti e Tavsan in sei mesi ha segnato 3 reti. Un reparto offensivo che complessivamente ha segnato 14 gol, compresi quelli di Tavsan sui 36 messi a segno. La mancanza di un attaccante da doppia cifra è un “vuoto” che la Reggiana si trascina da diversi anni. L’altro elemento che va sottolineato è il quasi fallimento della filosofia di voler valorizzare dei giovani di proprietà dato che alla fine i soli Bonetti e Bozzolan, anche se non compiutamente, sono diventati un importante capitale economico del club. Tutti gli altri giovani, anche quelli presi a gennaio, si sono dispesi. Col senno del poi sarebbe stato più produttivo “pescare” in prestito dai club di serie A i migliori giovani com’è stato in passato anche se per Charlys, Tavsan e Lambourde è stata seguita questa direttiva.
Detto questo va rimarcato che fino ala vittoria col Mantova la Reggiana è sempre rimasta tra il nono e ottavo posto con dei picchi di discesa dopo le sconfitte col Sudtirol (13esimo posto) e Frosinone (11esimo posto). La crisi di risultati è iniziata con la lunga serie di sconfitte: Padova, Pescara, Sampdoria, Venezia, Cesena, Frosinone e da ultima Catanzaro che ha segnato il cambio dell’allenatore che – tra l’altro – ha coinciso con la conclusione del calcio mercato invernale che sarà il prossimo argomento che tratteremo
Wainer Magnani
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