E’ il momento di tendere una mano alla Reggiana

E’ il momento di tendere una mano alla Reggiana

La Reggiana deve ritrovare la sua organizzazione difensiva, il che non significa fare le barricate o giocare tutti nella propria metà campo ma saper difendere da squadra

E’ una fase delicata, non tanto o non solo per la sconfitta nel derby col Modena (che pure brucia) ma perchè si ha l’impressione che la Reggiana abbia smarrito le sue certezze e quella compattezza di squadra necessaria in questo campionato così difficile come la serie B.
L’analisi della partita col Modena è semplice ma se ci soffermiamo troppo su questo aspetto si corre il rischio di perdere di vista quello che è l’obiettivo primario: il mantenimento della categoria. Possiamo aprire una parentesi su ciò che è successo al Braglia per inquadrare i problemi più in generale.
La Reggiana deve ritrovare la sua organizzazione difensiva, il che non significa fare le barricate o giocare tutti nella propria metà campo ma saper difendere da squadra. Ciò che non è successo in diverse partite ma soprattutto nelle ultime tre: Cosenza, Ascoli e Modena. Organizzazione che significa ferocia difensiva su ogni pallone, a iniziare dagli attaccanti. Tutti sono chiamati a dare un supporto alla fase difensiva. Questo aspetto deve essere ritrovato al più presto perché non è consentito iniziare le partite in svantaggio. Occorre rendere la vita difficile agli attaccanti avversari.
L’altro elemento fondamentale che ci indica questa serie B è la necessità di essere in ottime condizioni fisiche. Chi scende in campo deve essere al top della forma, almeno nella fase iniziale della partita. Si dirà: la condizione si ritrova solo giocando e non in allenamento. Vero ma si può partire dalla panchina e dare tutto per quei minuti che sono nelle “gambe” di quel giocatore. Questo è un particolare, a mio avviso, che a Modena abbiamo pagato perché troppi giocatori erano alla ricerca della miglior condizione fisica.
Questi sono due aspetti che la Reggiana deve ritrovare e che in passato ha evidenziato. E lo potrà fare se avrà un ambiente in grado di essere propositiva e non disfattista. Questo è l’ultimo aspetto che va rimarcato perché troppo spesso siamo autolesionisti al punto dal farci del male da soli. Il disfattismo porta alle macerie ma quando hai finito l’opera di distruzione non resta niente. E non ci sono giustificazioni.
Gli infortuni pesano in questo contesto? Certo ma l’organico granata è composto da 26 giocatori e a oggi solo tre o forse due sono indisponibili per le prossime partite. Per cui basta piangersi addosso.
Si dice, il problema è l’attacco perché non abbiamo un bomber. Sarà così ma se prendiamo i risultati, la Reggiana ha sempre fatto almeno un gol: solo a Cittadella, Ternana, Parma, Pisa e Cosenza non ha trovato la via della rete e tra l’altro con Parma e Pisa ha pareggiato per 0-0.
Se guardiamo i goleador la Reggiana ha Antiste e Gondo con 3 reti e complessivamente i suoi attaccanti hanno segnato 10 gol. Certo non c’è Coda tra la fila granata ma temo che il vero problema non sia questo. Così come è sbagliato pensare che il mercato di gennaio ci risolverà tutti i problemi. Basta vedere cosa è successo negli ultimi tre anni: provate a spulciare chi è arrivato a gennaio e che rendimento ha avuto. Cito alcuni: Ardemagni, Laribi, Siligardi, Yao (20/21) Arrighini, D’Angelo e Porcino (21/22) Capone, Fiamozzi, (22/23).
Morale della storia: questo è il momento di tendere una mano alla Reggiana.
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